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BENVENUTO
Identità marchigiana, valorizzazione dell’entroterra e difesa dell’ambiente: sono queste le direttrici che i Gre delle Marche indicano come prioritarie per un lavoro che arresti la deriva della politica e delle istituzioni.
FORMAZIONE
I Gruppi di Ricerca Ecologica offrono formazione specializzata sia a distanza, sia in presenza di Tutor. Si raccolgono adesioni per la formazione di un Corpo di Guardie Volontarie ambientali.
RISORSE UTILI
In questa sezione ti suggeriamo alcuni links utili per completare le tue ricerche online sui temi che riguardano I Gre delle Marche
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 27/12/2009 @ 07:27:12, in News, linkato 1183 volte)

 

Si amplia il panorama dei cosiddetti motori di ricerca ecologici. Oltre ad Ecosia sul web si possono trovare anche Znout, che utilizza la forza di Google e Greenseng. Tutti promettono di salvare ettari di foresta amazzonica. I meccanismi sono gli stessi: devolvere parte del ricavato a progetti in quella parte di mondo presa d'assalto quotidianamente.
Plaudiamo alle iniziative nell'attesa di verificarne la reale portata.

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Di Admin (del 25/12/2009 @ 19:08:25, in News, linkato 1426 volte)
Non sono infatti le emissioni dei Paesi emergenti a costituire il problema. Se si vuol abbattere l'inquinamento del pianeta bisogna cominciare col farlo negli Usa, in Cina e, a seguire, in India, in Messico, in Brasile.  La Conferenza ha constatato molte cose importanti di cui occorrerà tener conto. Prima di tutto è emerso che non è all'ordine del giorno la fine della civiltà industriale basata sul carbone, che include la siderurgia, la metalmeccanica, la petrolchimica. La carbon free non è pronta. Il potere politico infatti non ha imboccato la strada del nucleare che è il modo vero per ridurre il Cot. Si è visto che la green industry è molto esile: lo costatiamo con un pizzico di ironia proprio nel momento in cui propongono una nuova generazione di biciclette con pedalata assistita, messe a punto da un italiano.
Non voglio buttarla sullo scherzo, l'argomento è troppo serio, ma occorre riconoscere che non si vive di reti digitali intelligenti, peraltro carissime, che dovrebbero sostituire tutti gli elettrocondotti, le grandi reti energetiche eccetera. Non basta che l'Enel abbia delle tecnologie per chiudere nelle miniere dismesse il Cot in eccesso. La conferenza di Copenaghen è nata ed ha sviluppato in modo abnorme le attese sulla base di una cattiva cultura. Non so ancora come finirà, ma Al Gore ha già proposto di fare un nuovo summit in Messico a metà dell'anno. Anche lì non succederà però nulla di nuovo, se non verrà rimossa la teoria della responsabilità umana global warming. Se vogliamo fare davvero qualcosa, dobbiamo compiere uno scrupoloso approfondimento scientifico del problema e smetterla di consegnarci agli apocalittici di professione. 
A Copenhagen proprio questa è mancata, e quindi è diventato insensato favorire l'arrivo di decine di migliaia di giovani da tutto il mondo. L'unico effetto che si è raggiunto è stato quello di eccitarli e di lanciarli contro la polizia, guidati dai black bloc. Le questioni da affrontare per essere risolte hanno bisogno prima di tutto di buona scienza e non del piagnisteo, per giunta talora violento, sull'ingiustizia economica. In questo quadro l'Europa deve ripensare a chi affidarsi, non può mettersi nelle maniè scoppiato uno scandalo sovranazionale. Basta leggere l'Herald Tribune di lunedì dove si ricorda che «al seguito delle rinnovabili arrivano le frodi». E si citano fra i Paesi dove sono avvenute illegalità: Italia, Spagna e Portogallo.
Lo smacco è terribile. Non si può continuare a percorrere piste sbagliate. Ci si romperebbe la testa. Chi ha posto il problema nel modo giusto è il presidente ceco Vaclav Klaus. L'Italia deve prepararsi ad una stagione di smascheramento dedelle lobby di tendenza del Cancelliere dello Scacchiere, di un maturo Principe ereditario, degli enarchi di Parigi e di Legambiente e Greenpeace a Roma. Così si crea solo frustrazione e retorica. In Italia, ad esempio, un'opinione diversa esisteva: basta vedere cosa hanno scritto liberai e ilFoglio e le analisi del centro Bruno Leoni. Ci sono poi illustri scienziati: da Antonino Zichichi a Franco Prodi, a Franco Battaglia. E anche nel mondo politico non è mancato lo scetticismo, basti pensare il presidente della Commisione Ambiente del Senato, Antonio D'Alì. Lo stesso governo è apparso fra i meno demagogici e dogmatici: penso ad alcune obiezioni che all'inizio dell'anno vennero dal ministro Prestigiacomo e dallo stesso Berlusconi. Nonostante ciò però l'Italia non ha giocato alcun ruolo. Non ha pesato. Vorrei ricordare poi che sull'eolico grande circo che è stato creato. La green economy riconosca che per il momento è largamente chimerica. Dobbiamo chiedere verifiche esterne alle analisi dell'Iccp, che ha dato vita anche a delle vere e proprie manipolazioni. Prima di Copenaghen dovevamo organizzare in Italia, a Volterra, un incontro che ponesse la questione del pianeta in modo diverso. Volevamo invitare Vaclav Klaus, uomini politici come Casini e D'Alì, numerosi grandi scienziati e tutti coloro che a livello internazionale sono scettici sul global warming. Questo convegno avrebbe dovuto contestare le basi scientifiche di Copenhagen. Purtroppo non è stato fatto. Qualcuno ha pensato che non che non ce l'avremmo fatta a mettere in discussione i presupposti scientifici del vertice sul clima. I fatti hanno dimostrato che avremmo dovuto organizzare proprio questo.
 
Da Dl, 18 dicembre 2009
 

di Carlo Ripa di Meana 

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Di Admin (del 24/12/2009 @ 21:29:25, in News, linkato 1402 volte)

 Riceviamo da Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, e volentieri pubblichiamo.

Quando nel settembre 1999 il Senato USA, all’unanimità, aveva respinto la proposta del presidente Clinton di  ratifica del Protocollo di Kyoto, e dopo che nel dicembre 2000 si era consumata la rottura tra USA e Europa in occasione della COP6 dell’Aja, la comunità internazionale avrebbe dovuto ricercare una strada diversa da quella del Protocollo per affrontare l’emergenza globale dei cambiamenti climatici: questo avrebbe dovuto essere in particolare l’obiettivo dell’Unione Europea, che aveva la leadership internazionale sui cambiamenti climatici.
Era necessario prendere atto che un trattato internazionale,  basato più su regole e apparati amministrativi che su programmi e politiche energetiche ed industriali, era difficilmente  condivisibile  dagli USA e non avrebbe avuto effetti sulla limitazione delle emissioni delle grandi economie emergenti di Cina, India, Brasile… Avendo chiaro che l’impegno “solitario” della UE per la riduzione delle emissioni, senza la partecipazione della più grande economia mondiale con i maggiori consumi energetici e le maggiori emissioni,  non avrebbe portato vantaggi ambientali.
Nel 2003 l’Italia, durante il turno di presidenza UE,  aveva invano cercato di aprire una riflessione critica sull’efficacia del Protocollo e sull’esigenza di avviare un dialogo su basi nuove con gli USA da una parte e la Cina dall’altra.
Ma la UE ha voluto insistere, ha convinto la Russia nel 2004 a ratificare il Protocollo sulla base di un trade  offche non aveva nulla a che vedere con la protezione dell’ambiente, e finalmente nel 2005 ha potuto celebrare l’entrata in vigore del Protocollo 8 anni dopo l’accordo di Kyoto: senza considerare che tra il 1997 e il 2005 l’economia mondiale era cambiata, le emissioni continuavano a crescere in USA, in Cina e  negli altri  paesi emergenti che erano e sono fuori dagli impegni del Protocollo.  
Nel 2007,  il IV Rapporto sul Clima  del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici e il World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale dell’Energia avevano definitivamente chiarito il ruolo marginale del Protocollo di Kyoto: mentre veniva indicato l’obiettivo di una riduzione delle emissioni globali di almeno il 50% entro i prossimi 30 anni per limitare l’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, nello stesso tempo veniva rilevato che il crescente consumo di combustibili fossili nelle grandi economie dell’Asia e del Sud America, e negli USA, stava  trascinano le emissioni globali di CO2 verso un aumento di circa il 60%  entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990: ovvero l’obiettivo pur limitato del Protocollo (- 5% ) era fallito.
Nello stesso anno, a Bali, la Conferenza sui Cambiamenti Climatici aveva stabilito una road map per arrivare,  nel dicembre 2009 a Copenaghen,  alla approvazione di un nuovo trattato per superare il Protocollo di Kyoto e coinvolgere finalmente USA, Cina e le altre economie emergenti in un impegno comune per la protezione del clima. Tuttavia, nonostante il suo evidente fallimento, in due anni di negoziato il modello del Protocollo di Kyoto è rimasto il riferimento principale per i negoziatori e in molti hanno pensato che Copenaghen si sarebbe conclusa con un “Kyoto 2”.
Eppure  le riunioni dello scorso luglio all’Aquila del G8 e del gruppo delle 18 maggiori economie (Major Economies Forum- MEF)  avevano dato un messaggio chiaro.
Se era stato condiviso da tutti   l’obiettivo di  ridurre entro la metà del secolo le emissioni globali di anidride carbonica in modo da limitare l’aumento della temperatura entro 2 gradi,  era stato anche  messo in evidenza che era necessario  cambiare la ricetta del Protocollo di Kyoto: la modifica del sistema energetico mondiale necessaria per ridurre le emissioni  deve essere sostenute da  misure  per  la diffusione e lo sviluppo delle  tecnologie a basso contenuto di carbonio nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo,  da  meccanismi finanziari a supporto delle trasformazioni tecnologiche delle economie emergenti e della protezione dei paesi più poveri dagli effetti dei cambiamenti climatici, da nuove regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio  per il superamento delle barriere tariffarie alla diffusione  delle tecnologie a basse emissioni, da garanzie  internazionali per evitare che gli impegni di riduzione delle emissioni in alcuni paesi  provochino vantaggi distorsivi a favore di altri.
Un “pacchetto” complesso di problematiche e interessi che solo in parte era stato preso in considerazione nell’ambito del negoziato internazionale guidato dal segretariato delle Nazioni Unite e dalla Danimarca, e che certamente richiede risposte diverse dalla semplice definizione di obiettivi legali di riduzione delle emissioni come fu per il Protocollo di Kyoto nel 1997.
E i molti problemi ancora aperti avevano fatto dire a metà novembre  al presidente USA Barack Obama e al presidente cinese Hu Jintao che sarebbe stato impossibile raggiungere a Copenaghen un accordo tra tutti i paesi in grado di sostituire il Protocollo di Kyoto.
In altre parole USA e Cina avevano segnalato l’esigenza di proseguire ed approfondire il negoziato sui molti temi ancora aperti.
Purtroppo la Danimarca e le Nazioni Unite  non hanno capito il messaggio: invece di dedicare le ultime settimane di preparazione di Copenaghen alla definizione di un’agenda per proseguire il negoziato nel 2010, hanno sostenuto l’elaborazione di proposte confuse e complesse con l’ambizione di trovare una base comune per un accordo impossibile. E la UE ha  di fatto assecondato questo approccio,  avendo in mente la possibilità di  rivitalizzare almeno il Protocollo di Kyoto per i prossimi anni in attesa di un accordo globale.
Il Presidente Lula, intervenendo a Copenaghen, ha detto di non avere mai partecipato ad una riunione internazionale di alto livello così inconcludente e lontana dai problemi reali. Mentre Canada, Russia e Giappone hanno chiarito di non avere alcuna disponibilità a proseguire con il Protocollo di Kyoto, ma di volere un nuovo trattato che impegni tutti i paesi e non solo una parte.
E, da parte loro, Barack Obama per gli USA e Wen Jabao per la Cina, hanno ribadito le rispettive posizioni e condizioni.
Il risultato finale è una modesta dichiarazione, senza impegni e soprattutto senza un’agenda per i prossimi mesi. E’ evidente la crisi della leadership delle Nazioni Unite. Mentre l’Europa è rimasta soprattutto concentrata  su stessa e sulle sue regole, quasi aspettando  che il resto del mondo si allineasse  al nostro modello e al nostro esempio. E in questa situazione è emersa la leadership del G2 “di fatto”.
Forse Copenaghen segnerà un passaggio positivo, se l’Europa avrà la lucidità e la forza di avviare  una riflessione critica interna per uscire dalle rigidità del modello “unico” di comando e controllo che è alla base del Protocollo di Kyoto. L’Europa può ripartire dall’Aquila, attraverso  una iniziativa internazionale focalizzata su obiettivi e programmi concreti per cercare di  rispondere alle molte proposte e domande emerse dal G8 e dal MEF.
Invece di concentrarsi su complesse architetture legali  e sulla costruzione di una nuova burocrazia internazionale dei cambiamenti climatici, l’Europa dovrebbe dedicarsi alla promozione di progetti internazionali per affrontare la sfida tecnologica globale valorizzando tutte le potenzialità della nostra grande economia integrata che ha già raggiunto livelli significativi di efficienza e innovazione, e per “testare” le possibili opzioni di regole e misure necessarie a costruire una nuova economia globale “decarbonizzata” in grado allo stesso tempo di sostenere la crescita e dimezzare le emissioni entro la metà del secolo.
In questa prospettiva i  piani di azione globale per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio (Bioenergie, Cattura e Stoccaggio del Carbonio, Energia Solare, Reti Intelligenti, Efficienza Energetica, Auto a Basse Emissioni), elaborati dal Major Economies Forum, possono rappresentare il quadro di riferimento e l’occasione per la nuova iniziativa dell’Europa dopo Copenaghen. 

http://www.chicago-blog.it

 

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Di Admin (del 24/12/2009 @ 16:30:53, in News, linkato 1257 volte)

 

 
MILANO - Sarà il primo motore di ricerca ecologico e avrà come fine ultimo la protezione di migliaia di ettari di foresta amazzonica. Lunedì prossimo sarà lanciato ufficialmente a Berlino «Ecosia», il motore di ricerca che cercherà di far concorrenza al gigante Google puntando tutto sull'arma verde. Infatti, come dichiarano i suoi ideatori, quasi l'80% dei profitti ricavati da Ecosia finanzieranno un progetto del WWF in Amazzonia e ogni ricerca effettuata con il motore di ricerca ambientalista salverà in media due metri quadri di foresta pluviale. Il progetto è sostenuto anche da Yahoo e Bing e partirà nello stesso giorno in cui a Copenaghen i grandi della Terra cominceranno a discutere i problemi climatici del nostro pianeta.

 

PUBBLICITÀ ONLINE - Ecosia userà la stessa strategia di pubblicità online ideata a suo tempo da Google e che ha fatto la fortuna della società americana. Il sito ecologico infatti otterrà uno contributo economico dagli sponsor ogni qual volta gli utenti cliccheranno sui link delle aziende pubblicizzate: «Grazie ai link sponsorizzati, i motori di ricerca guadagnano miliardi ogni anno» dichiara Christian Kroll, uno dei fondatori del motore di ricerca ecologico. «Ecosia crede che esista un modo più ecologico per usare questi enormi profitti e ritiene che questi soldi potrebbero servire a combattere il riscaldamento climatico». Secondo i calcoli di Kroll se solo l'1% degli utenti di Internet usassero Ecosia, ogni anno si potrebbe salvare una foresta pluviale grande quanto la Svizzera. «Impostando Ecosia come motore di ricerca predefinito si possono colorare di verde le ricerche online, ridurre le impronte di carbonio e fare la vera differenza per il pianeta» dichiara Kroll

 

ENERGIA VERDE - I server di Ecosia saranno alimentati a energia verde: «Rendendo le ricerche in rete ecologiche, gli utenti potranno prevenire il cambiamento climatico salvando le foreste in pericolo di estinzione» continua Kroll. Il WWF crede molto nel progetto e in comunicato afferma: «Ecosia sarà il motore di ricerca più ecologico del mondo. Ogni ricerca effettuata con Ecosia realmente proteggerà un pezzo di foresta pluviale. Se Ecosia diventa il tuo motore di ricerca, puoi aiutare l'ambiente ogni qual volta fai una ricerca». Secondo il WWF la situazione dell'Amazzonia e delle foreste pluviali in generale è davvero preoccupante. Negli ultimi 50 anni più della metà delle foreste pluviali del mondo sono state distrutte. Ogni anno l'attività umana contribuisce a far scomparire zone verdi che hanno in media una dimensione superiore alla superficie della Gran Bretagna. La deforestazione,infine, resta una delle principali cause del riscaldamento climatico e dell'inquinamento atmosferico

Francesco Tortora
05 dicembre 2009(ultima modifica: 06 dicembre 2009

www.corriere.it

 

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Di Admin (del 23/12/2009 @ 23:25:58, in News, linkato 1180 volte)

"Il comitato Sviluppo Sostenibile Valcesano, comunica che in data 22.12.2009 alle ore 9,00 ha convocato un tavolo di lavoro presso la sala consigliare del Comune di Monte Porzio, al quale sono stati invitati i sindaci dei comuni interessati dal progetto e delle ricadute ambientali, a cui è già stata rivolta la petizione popolare, oltre alle Province di Pesaro-Urbino e Ancona. 

La riunione è stata indetta per approfondire gli aspetti amministrativi e burocratici connessi al procedimenti autorizzativi del progetto di realizzazione della centrale Turbogas di Corinaldo.

Si è registrata ampia partecipazione dei Sindaci e loro delegati, mentre assenti erano le due Province.

Erano presenti il Sindaco ed il tecnico del Comune di Corinaldo, sul cui territorio dovrebbe sorgere la centrale, i quali si sono impegnati alla più ampia collaborazione con gli altri Enti locali e il Comitato per impedire la realizzazione della centrale.

I rappresentanti del Coordinamento dei Comitati di Difesa delle Valli del Metauro, Cesano e Candigliano hanno richiesto agli Amministratori presenti di perseguire l’unità del territorio, (cittadini, comitati e istituzioni) per raggiungere l’obiettivo comune di impedire che la turbogas venga realizzata.

L’Avv. Maria Raffaela Mazzi, incaricata dal Comune di Mondavio di assisterlo nel procedimento avviato dal Ministero per lo Sviluppo Economico presso il quale si è tenuta una prima conferenza dei servizi il 14.12.2009 e ne è fissata una successiva per il 14.01.2010, ha illustrato in maniera dettagliata i procedimenti avviati, le fasi previste dalla legge, le azioni da intraprendere da parte degli Enti locali coinvolti.

Da parte sua, il Comitato, ha stigmatizzato il comportamento degli uffici e della Giunta Regionale che a tutt’oggi, nonostante la diffida espressamente rivolta al Presidente Spacca e al Dirigente della P.F. Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali, non ha prodotto alcun parere o atto amministrativo ufficiale se non mere dichiarazioni di contrarietà e d’intenti.

Nel corso dei prossimi giorni il Comitato incontrerà singolarmente i Sindaci dei Comuni in preparazione della Conferenza dei Servizi del 14.01.2010; il tavolo di lavoro, giudicato estremamente proficuo ed importante da tutti gli intervenuti, tornerà a riunirsi in gennaio."

 

 

Il Comitato Sviluppo Sostenibile Valcesano

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Di Admin (del 18/12/2009 @ 14:29:26, in News, linkato 1207 volte)
E' più importante il clima o la libertà ? 
"E' importante che la lotta al cambiamento climatico corra parallela allo sviluppo." 
 
Più il traguardo si avvicina, più il barometro segna cattivo tempo. Il vertice internazionale di Copenaghen, nelle intenzioni degli organizzatori, avrebbe dovuto segnare la trionfale trasmutazione del protocollo di Kyoto in un vero trattato globale per abbattere le emissioni. Quello che si vede oggi è, piuttosto, un accordo di basso profilo, con ampie enunciazioni di principio, pochi fatti concreti, pochissimi soldi ammesso che ce ne siano.
Le dichiarazioni rese ieri dai diplomatici trasmettevano un kharma fortemente negativo, tanto che alcuni tra i leader dei maggiori paesi, a partire dall'inglese Gordon Brown, stanno cambiando l'agenda per arrivare nella capitale danese in anticipo sulla tabella di marcia e salvare il salvabile.
 
Il fatto è che, seppure l'esito più probabile del meeting sia quello degli scorsi anni, le condizioni di partenza – e con esse le aspettative – erano molto diverse. Come anomala è stata la morfologia della rottura. Con l'avvento di Barack Obama alla Casa Bianca, gli europei si erano illusi di trovare una sponda sensibile ai loro progetti e obiettivi. Invece il presidente americano si è allineato nei fatti, se non nei toni, al suo predecessore, George W. Bush. Gli Usa hanno la recessione come priorità assoluta, e sul piano politico Obama punta sulla riforma sanitaria: del clima si parlerà.
 
Le grandi economie emergenti, guidate dalla Cina, restano indisponibili a barattare la crescita economica con la salvezza presunta dell'ambiente, tra l'altro resa meno credibile dal climategate (le email delle superstar della climatologia che discutevano su come truccare i dati per renderli più terrificanti).
 
Ma il fatto veramente nuovo è la faglia che si è aperta lunedì, e che i negoziatori stanno disperatamente cercando di ricomporre. Improvvisamente, un nuovo attore, cioè l'Africa, è sceso in campo. L'asse tattico con Pechino non deve trarre in inganno, perché gli interessi di fondo sono disallineati: i cinesi difendono il loro capitalismo dalle incursioni verdi, gli africani non hanno nulla da proteggere se non la speranza di potersi lasciare la povertà dietro le spalle. Per quanto le conseguenze potenziali del riscaldamento globale facciano paura al continente nero, il fantasma di quello che potrebbe accadere nel 2100 è nulla, se paragonato al mostro del presente: miseria, fame, malattia. Oltre tutto, il surriscaldamento globale non crea problemi, ma rende più aspri quelli esistenti: se li sappiamo risolvere, se aiutiamo l'Africa a dotarsi delle istituzioni necessarie e a imboccare il sentiero della crescita, vivere in un mondo più caldo sarà più tollerabile, e comunque preferibile al costruire un avvenire meno rovente ma più povero ancora.
 
Dunque, o la lotta al cambiamento climatico corre parallela allo sviluppo. Oppure, se implica rincari dell'energia, colonialismo ecologico, dipendenza politica, tanto vale far saltare il tavolo. Accanto a questo, c'è poi un aspetto meno nobile: forse alcuni leader africani speravano di poter aggregare il clima al carrozzone degli aiuti, che - come diceva Peter Bauer, di cui è appena uscito l'aureo volume "Dalla sussistenza allo scambio" (IBL Libri) - sono un trasferimento di risorse dai poveri dei paesi ricchi ai ricchi dei paesi poveri.
 
Creano rendite, non ricchezza. Ma questa è un'altra storia. Però è vero che, per come le cose si stavano mettendo, l'Africa rischiava di trovarsi scippata della crescita economica, e pure priva dei sussidi che chiedeva. Taglieggiata dal nostro protezionismo, e compensata solo dalla nostra pietà untuosa.
 
Tornando al clima, sono due le vittime di questo scatto inatteso degli africani, che forse in altri tempi e in altri contesti avremmo chiamato coscienza di classe. Tramonta la santità del protocollo di Kyoto, che sempre più si rivela uno strumento inadeguato, perché troppo rigido, a sostenere uno sviluppo che sia sì sostenibile, ma che sia soprattutto sviluppo. E poi l'Europa, coi suoi buoni sentimenti, con la sua coscienza sporca, coi suoi piani quinquennali, con le sue burocrazie autorefrenziali e sciocche e con la sua arroganza dozzinale.
 
Carlo Stagnaro; "Libero" del 16 Dicembre 2009
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Di Admin (del 14/12/2009 @ 22:30:21, in News, linkato 846 volte)

 

Una vecchia barzelletta narra d'un uomo che, avendo sentito dire in una conferenza che il mondo finirà tra sette milioni di anni, s'alza e interrompe bruscamente l'oratore, chiedendogli di ripetere. Questi, stupito, ribadisce la propria tesi, al che l'uomo, rinfrancato, esclama: "Meno male. Avevo inteso che il mondo sarebbe finito appena tra settecentomila anni". 
E' una battuta, nulla più. Ma aiuta a comprendere molto dei nostri tempi. Fino a non molti decenni fa, le masse avrebbero guardato con ironia a certi spauracchi. La saggezza popolare, infatti, vuole che si rendano in considerazione prima i problemi immediati, poi quelli che potrebbero verificarsi nel futuro prossimo, e via via fino a quelli di lungo termine. L'arco della vita d'un uomo, va da sé, era  considerato "lungo termine". Nessuno si sarebbe mai sognato, e con ottime ragioni, di interrogarsi su quel che accadrà tra un'era geologica. Oggi, invece, v'è un'intera categoria d'individui - gli attivisti verdi - che alimentano timori di stampo millenaristico e traggono il proprio profitto proprio dall'ombra d'una minaccia che, secondo loro, s'abbatterà sulla Terra tra chissà quanti secoli. Oppure, al contrario, si concentrano sugli effetti d'un'azione nel brevissimo termine, trascurando però sempre di vagliare il comportamento umano alla luce d'un'analisi dei costi e dei benefici - l'unico strumento di cui disponiamo per pronunciare un giudizio meditato, non un'impressione o una sensazione.
Bjørn Lomborg, statistico dell'università di Aarhus (Danimarca) ha definito "litania" tutto questo coacervo di miti, che va dal riscaldamento globale all'elettrosmog, passando per la fine della biodiversità e la non sostenibilità della crescita economica e demografica. Non si tratta d'una presa di posizione impulsiva, bensì d'una decisione meditata, sofferta. Egli, infatti, veniva dalle fila di Greenpeace, è vegetariano, vota a sinistra. Insomma: avrebbe le carte in regola per crogiolarsi tra gli ozi e i vizi d'una carriera all'insegna del politically correct, che naturalmente - nel campo delle scienze naturali - prevede l'adesione al, e la stretta osservanza del, credo ecologista. In effetti, in un primo momento è così. Anzi, Lomborg, durante un viaggio in America, s'imbatte casualmente in un'intervista  a Julian Simon, economista dell'università del Maryland, in cui questi sostiene che - contrariamente a quanto si crede - l'umanità non è mai stata meglio di adesso, le cose sono sempre andate migliorando  e non v'è ragione di credere che la tendenza s'invertirà, la sovrappopolazione è una chimera e v'è sul  pianeta abbondanza di spazio e risorse per tutti. Insomma: una collana di bestemmie per l'orecchio raffinato d'un verde.
Lo studioso danese, di ritorno in patria, si mette dunque in testa un obiettivo: sbugiardare il mentitore  a stelle e strisce. Appronta un gruppo di lavoro, raccoglie dati, li analizza. Cioè, fa il proprio lavoro -  legge statistiche, le esamina in profondità, ne trae una lezione. E scopre che Julian Simon ha ragione.  Così, ripudia le sue opinioni passate e raccoglie il prezioso insegnamento in un libro, destinato ad avere il medesimo effetto devastante del bambino che, nella favola, urla che il re è nudo. Il volume, più  di cinquecento pagine, quasi tremila note, oltre milleottocento testi in bibliografia, s'intitola The skeptical environmentalist. Measuring the real state of the world (Cambridge University Press,  2001) e fa il verso a Lester Brown, potente leader del World Watch Institute e autore del rapporto The state of the world, autentico concentrato di catastrofismo.
Le conclusioni di Lomborg sono nette: prendendo in esame qualunque parametro oggettivo (durata  media della vita, aspettativa di vita alla nascita, mortalità infantile, reddito medio, livello medio di  scolarizzazione, disponibilità delle risorse naturali.) lo stato di salute dell'umanità e del mondo è in via  di netto miglioramento. Questo è vero a livello globale, ma anche per i paesi più arretrati - sebbene vi  siano alcune eccezioni locali. In generale, sostiene lo statistico nordeuropeo, gli uomini debbono  metter da parte le paure che sono sorte negli ultimi anni e affrontare la realtà con gli strumenti della  ragione: il che significa, in primo luogo, saper individuare i problemi più gravi e tentare di risolverli. In  altre parole, stabilire delle priorità. Il mondo non sta bene in senso assoluto; ma senza dubbio oggi si  vive meglio di cinquanta, cento o mille anni fa. "Noi dobbiamo concentrarci sul livello d'incertezza -  egli argomenta – sulla direzione dell'incertezza e quindi sui probabili costi e benefici per i differenti  livelli d'azione. Naturalmente non possiamo limitarci a scegliere di credere nel futuro. Ma la  documentazione e gli argomenti forniti in questo libro possono avere un effetto considerevole, poiché  possono liberarci delle nostre preoccupazioni improduttive. Possono darci nuova fede nel fatto che  stiamo creando un mondo migliore, prendendo parte alla produzione di beni tangibili e intangibili da  parte della società. Le cose sono andate così bene perché ci siamo dati da fare per migliorare la nostra situazione. In alcune circostanze, questo è accaduto quasi automaticamente, come nella continua  crescita di benessere economico. Siamo diventati sempre più ricchi soprattutto grazie alla nostra  fondamentale organizzazione in un'economia di mercato, e non perché ci siamo preoccupati. Nel  mondo è disponibile più cibo non perché ci siamo preoccupati, ma perché individui e organizzazioni  creative hanno inventato una rivoluzione verde. Non è perché ci siamo preoccupati che abbiamo più  tempo libero, più sicurezza, redditi più alti e un'istruzione migliore, ma perché abbiamo affrontato i problemi". E gli abbiamo risolti, com'è nella nostra stessa natura.
 
By Carlo Stagnaro

 

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Di Admin (del 10/12/2009 @ 20:21:57, in News, linkato 1475 volte)

Parlare tra sordi è uno sport poco esaltante, ma ciascuno è libero di farlo, se crede. A spese sue. A Copenhagen, invece, i sordi stanno discutendo animosamente, tra una portata e l’altra, al ritmo di un tassametro che, dopo 11 giorni di battibecchi, segnerà 143 milioni di euro. Per decidere cosa? Chicago-blog è in grado di anticipare i contenuti dell’accordo politicamente vincolante che uscirà dal vertice. 

 

Anzitutto, si preciserà che i rappresentanti degli Stati presenti al meeting si sono trovati d’accordo che il cambiamento climatico è una questione urgente. Non c’è più alcun dubbio, si dirà, che le temperature stiano aumentando e che di questo la colpa sia dell’uomo (forse, si aggiungerà che l’uomo industrializzato è un po’ più colpevole di quello in via di sviluppo).

 

Carlo Stagnaro "Chicago Blog" 

Quindi, si stabilirà un duplice obiettivo: da un lato, contenere l’aumento delle temperature entro la soglia di 2 gradi al di sopra dei livelli pre-industriali (segnalo l’ottimo intervento di Carlo Carraro sulla Stampa, a questo proposito). Per evitarlo, ci si impegnerà a ridurre le emissioni del 50 per cento entro il 2050 (clicca qui per vedere cosa significa), dell’80 per cento entro il 2080, del 99 per cento entro il 2100, che poi, essendo tornati alle caverne, si potrà ricominciare il giro.

Infine, la ciccia. Poiché gli Usa non scuciranno un euro a favore della Cina, e la Cina non muoverà un dito senza gli euro americani, la ciccia non ci sarà. Forse si prenderanno gli aiuti allo sviluppo, quelli che erano già sul piatto, e gli si cambierà nome, etichettandoli incentivi verdi: ci perderanno le ong umanitarie (di salvare l’uomo, non gliene frega più un cazzo a nessuno) e ci guadagneranno gli speculatori verdi. Ma in aggregato cambierà poco.

Ah, dimenticavo: l’Ue ribadirà il suo impegno, magari con un’aggiustatina verso l’alto, e annuncerà trionfante la sua leadership nella lotta ai cambiamenti climatici. Se sentite un rumore, non fateci caso. E’ lo scolapiatti che cade dalla testa di Barroso.

 

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Di Admin (del 09/12/2009 @ 19:00:20, in News, linkato 735 volte)

Mentre a Copenaghen si discute di come salvare il pianeta dall’estinzione, tra scenari catastrofici e bozze (più o meno ufficiali) dei paesi ricchi bocciate da quelli poveri, la Commissione Europea, a non molti chilometri di distanza, ha messo a punto una serie di iniziative che, queste sì, aiuteranno il mondo nella lotta contro i gas serra.   Bruxelles, infatti, ha dato il via libera ai finanziamenti per i primi 15 progetti del pacchetto anti-crisi. Una buona fetta di questi riguardano proprio l’energia, settore al quale la Commissione europea ha destinato 4 miliardi. E, come riportato da quotidianoenenrgia.it, di questi 4 miliardi, ben 1,5 riguardano nove impianti eolici e altri per la cattura e lo stoccaggio di CO2. Una risposta concreta quella di Bruxelles, che si contrappone alle discussioni teoriche di Copenaghen destinate, secondo molti analisti, a non sfociare in vere e proprie iniziative vincolanti per i Paesi partecipanti. Dei finanziamenti europei, 100 milioni andranno all’Enel e al progetto di sequestro della CO2 per la centrale di Porto Tolle da 660 Megawatt, che dovrebbe a breve essere riconvertita a carbone. Il progetto, in sostanza, prevede la possibilità di “sequestrare” l’anidride carbonica, comprimerla fino a portarla allo stato liquido e convogliarla nel sottosuolo. Un grosso aiuto all’atmosfera che, secondo i tecnici che seguono l’impianto di Porto Tolle, eviterebbe l’immissione nell’aria di un quantitativo di CO2 equivalente a quello prodotto da una centrale da 250 Mw di potenza nominale. Questa tecnologia, osteggiata dagli ambientalisti, è già in uso in Canada, grazie al know-how messo a disposizione proprio dall’italiano Istituto di Geofisica e Vulcanologia (Ingv): CO2 “risparmiata” e posti di lavoro anche per gli altri impianti eolici finanziati dalla Ue, che segna un passo in avanti nella battaglia contro la crisi economica e contro i gas climalteranti. di Piergiorgio Liberati "Chicago Blog"

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Di Admin (del 02/12/2009 @ 14:23:31, in la Città della Canapa, linkato 849 volte)

VII Convegno Aissa, Ancona 2/4 dicembre 2009 Il sistema agricolo interagisce in senso attivo e passivo rispetto alle risorse ambientali quali suolo, acqua, clima e componente biologica. Si tratta di un rapporto attivo rispetto all’utilizzo di tali risorse quali fattori delle produzioni, ma anche di un rapporto passivo in considerazione agli effetti dei mutamenti in taluni fattori e relativamente agli impatti che il sistema esercita sulle risorse stesse con l’insorgere di problematiche che talvolta hanno assunto un ruolo significativo anche in relazione a un non sempre corretto uso del progresso tecnico.

D’altra parte non si può non tener conto di come, proprio attraverso l’uso di nuove tecnologie, il sistema agricolo possa contribuire in maniera consistente al miglioramento complessivo della qualità dell’ambiente e delle sue risorse. Un ulteriore elemento da considerare nei contesti sopra descritti è quello del contributo che può derivare dal miglioramento dei sistemi produttivi finalizzata alla produzione di alimenti con lo scopo ultimo di influenzare positivamente la salute umana. Tutte queste problematiche costituiscono una formidabile sfida che la comunità scientifica che opera in agricoltura ha il dovere di considerare.

Sulla base di queste premesse l’Aissa - Associazione italiana società scientifiche agrarie, in collaborazione con la Facoltà di agraria dell’Università Politecnica delle Marche organizza il suo VII Convegno annuale che verterà sul tema 'Agricoltura, qualità dell’ambiente e salute'. Durante il convegno le diverse Società scientifiche che costituiscono l’Aissa porteranno il loro contributo scientifico relativamente alle seguenti tematiche:
• La qualità dell’ambiente agrario: indicatori, sistemi, politiche.
• Sistemi agricoli e forestali: integrazione e adattamento ai cambiamenti ambientali.
• Alimenti e salute.

Ci si attende che dalla discussione possano emergere, attraverso una visione integrata dei temi in oggetto, proposte utili non solo per l’approfondimento delle ricerche ma anche per l’individuazione di soluzioni a beneficio dei decisori politici e del mondo produttivo.
Il Congresso vedrà anche lo svolgimento di sessioni poster su tematiche scientifiche di rilevanza nazionale e internazionale. Con queste sessioni gli organizzatori intendono fornire una vetrina e un luogo di discussione per i gruppi di ricerca che vorranno partecipare. Momenti importanti del congresso saranno rappresentati da due tavole rotonde che verteranno su problematiche agricole di grande rilevanza per la realtà italiana come quelle dell’agricoltura collinare e su tematiche inerenti la ricerca scientifica agraria italiana.

Segreteria organizzativa:
prof. Roberto Papa, Facoltà di Agraria - Università politecnica delle Marche
tel. 071 2204984/2204280 fax 071 2204856 aissa2009@univpm.it; http://www.aissa.univpm.it" target="_blank

Programma: http://www.aissa.univpm.it/Programma_Co ... _12_09.pdf" target="_blank

Fonte: Soi - Societa' di ortoflorofrutticoltura italiana

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Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi.
L'orizzonte e' irraggiungibile.
E allora, a cosa serve l'utopia?
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(Eduardo Galeano)

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 Praticamente la Canapa è entrata nella mia dieta; specialmente i semi di Canapa decorticati
 

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il Borgo della Canapa: Agricoltori Artigiani e commercianti di prodotti di Canapa.

http://www.lacittadellacanapa.org/ Artic Dreams cerca uomini per un viaggio pericoloso.

Gruppi di Ricerca Ecologica. Il sito dell'Associazione nazionale.

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