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BENVENUTO
Identità marchigiana, valorizzazione dell’entroterra e difesa dell’ambiente: sono queste le direttrici che i Gre delle Marche indicano come prioritarie per un lavoro che arresti la deriva della politica e delle istituzioni.
FORMAZIONE
I Gruppi di Ricerca Ecologica offrono formazione specializzata sia a distanza, sia in presenza di Tutor. Si raccolgono adesioni per la formazione di un Corpo di Guardie Volontarie ambientali.
RISORSE UTILI
In questa sezione ti suggeriamo alcuni links utili per completare le tue ricerche online sui temi che riguardano I Gre delle Marche
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 04/12/2014 @ 23:07:56, in News, linkato 1253 volte)

 

Domenica 14 dicembre, ad Ascoli, Fapi, in collaborazione con I Gre per la reintroduzione della Canapa nell'agricoltura delle Marche, con gli agricoltori, gli artigiani ed i commercianti per diffondere la cultura della Canapa nell'alimentazione.


Lo scopo dell'evento, infatti, è quelli di fornire informazioni utili per una coltivazione fruttuosa.


Anche gli altri, possibili, ambiti di impiego della Cannabis Sativa, saranno oggetto dell'incontro per creare un gruppo di interesse e soprattutto, di lavoro per favorire la nascita delle necessarie filiere.

Un evento rivolto quindi non solo agli agricoltori, ma a tutti gli interessati nei diversi settori, dall'industriale al commerciale, dalla ristorazione all'artigianato.
 

 

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato stampa di Barbara Giuliani di Fapi Marche, che, insieme a Sativa Molise e al Consorzio Agrario di Gubbio e all’associazione Canapa Tuscia ha partecipato alle audizioni presso la Camera dei Deputati per la nuova legge che disciplinerà la canapa industriale italiana.
 
Massimo Guido Conte e Valerio Zucchini, in rappresentanza di Fapi, assieme agli amici  di Sativa Molise col validissimo contributo dei rappresentati del Consorzio Agrario di Gubbio, hanno detto – ci pare abbastanza chiaramente – che la coltivazione della Canapa è – essenzialmente – un fatto agricolo e che occorre favorire la possibilità di lavorare senza inutili vincoli, per di più fortemente discriminanti. Nella mattinata, Conte e Zucchini, hanno presentato alla segreteria del Mipaaf le ragioni delle loro posizioni e crediamo di poter affermare che quell’impianto legislativo, così com’era stato concepito, non dovrebbe approdare da nessuna parte.
 
Fapi, oltre ad illustrare i motivi di perplessità e contrarietà all’impostazione dei diversi progetti di legge ha anche affermato di essere disponibile a collaborare per la definizione di un disegno normativo, davvero, a favore dello sviluppo della coltivazione e lavorazione della Canapa in Italia. Complimenti a Rosario Scotto per l’accorata esposizione dei problemi degli agricoltori ed agli amici umbri i quali hanno dimostrata in nuce la fattibiltà di quei progetti che anche noi, assieme agli amici de I Gre delle Marche abbiamo cercato di concretizzare ma con minore fortuna.
 
Sicuramente il loro esempio e, speriamo la loro collaborazione, ci aiuterà nella prosecuzione del progetto. Dall’audizione è emerso con chiarezza, ed in modo unanime, che la legislazione sulla Canapa dovrebbe essere ispirata al principio secondo cui tutto debba essere possibile tranne ciò che è vietato e non il contrario, ovvero che tutto sia vietato tranne ciò che è espressamente consentito e conseguentemente normato e che la cosiddetta filiera del tessile, in Italia, non può essere riesumata per legge e che le possibilità di sviluppo della filiera si trovano altrove: alimentare, nutraceutico, chimico, edilizio…
 

Di seguito il testo completo della relazione lasciata agli atti della Commissione
 
L’agricoltura italiana è perfettamente in sintonia col resto del Paese: soffre. Vi sarebbe molto da fare ed in fretta. La questione, però, è che tutto ciò che si dovrebbe fare sarebbe, in qualche modo, rivoluzionario e questo, si sa, non è affatto facile in Italia. Innanzitutto occorrerebbe accorciare la filiera. Un proponimento da tutti evocato ma difficilmente realizzabile.
 
Non vivendo in un regime di socialismo reale, la filiera non si può accorciare con un Decreto Legge. Occorre realizzarla attraverso la costituzione di reti di imprese, consorzi, cooperative e qualsiasi altro strumento utile a rendere tutti gli attori, protagonisti dell’intero film e non semplici comparse.
 
Spesso, però, chi propone l’attuazione di nuovi scenari si trova di fronte un muro di gomma alzato da chi, preferisce l’assetto attuale non comprendendo – forse – che è proprio il perpetuarsi di queste dinamiche a rendere l’agricoltore del tutto simile ad una bestia da soma al quale garantire – si fa per dire – esclusivamente in necessario alla sopravvivenza. Sospinti, forse, dal rinnovamento generazionale avvenuto in altri campi, anche in agricoltura molti giovani stanno cercando di re-interpretare le condizioni di gestione dell’ambito agricolo.
 
Ed è principalmente ad essi che Fapi rivolge la sua azione di assistenza, nel tentativo, anche di superare le divisioni talvolta campanilistiche, talvolta dettate dall’orgoglio personale di chi ritiene possa esservi un diritto di primogenitura della riscoperta della coltivazione della Canapa.
 
Alcuni tentativi si vedono all’orizzonte e molti di questi riguardano la coltivazione della Canapa che, in effetti, rappresenterebbe una formidabile occasione di sviluppo in grado di riequilibrare significativamente la bilancia dei pagamenti relativi alle esportazioni, oltre ad eliminare qualche tonnellata di pesticidi dai terreni e fornire impulso ad un indotto che è tutto da costruire e che potrebbe attingere anche ad assetts dismessi operando una proficua operazione di recupero.
 
A proposito dell’indotto, ad esser onesti, più che da costruire, sarebbe ancora da progettare e per farlo occorrerà sgomberare il campo dalle troppe approssimazioni dei tanti Guru della Canapa che si potrebbero rivelare più dannosi dei detrattori; soprattutto, servirebbe una visione marketing oriented al posto di quella, tutta product oriented di coloro che vorrebbero adattare la pianta della Cannabis Sativa agli impianti industriali, senza comprendere che il mercato non compra ciò che gli proponi per fare un favore al produttore ma è questi che deve capire cosa serva al mercato e proporlo con un rapporto qualità/prezzo conveniente.
 
In assenza di valutazioni corrette, le inevitabili delusioni degli agricoltore potrebbero ri-seppellire la coltivazione della Sativa per altri sessant’anni o, addirittura, definitivamente. La coltivazione della Canapa sarebbe in grado di rivitalizzare, oltre al comparto agricolo, almeno una mezza dozzina di altri ambiti in cui troverebbe applicazione la mitica piantina che tanto divide e fa discutere. Dall’edilizia all’agroalimentare, dall’automotive al tessile, passando per l’industria nutraceutica, cosmetica e farmaceutica.
 
Qualcuno parla di boom della coltivazione della Canapa e cita dati che, relativamente presi, sarebbero anche significativi (+150%) ma che tradotti in valori assoluti lasciano a dir poco perplessi. Il totale è meno di un decimo dei cugini d’Oltralpe e la media Ettari/Aziende produce un ben misero risultato: meno di tre Ettari per azienda.
 
L’eccessiva frammentazione si estende su tutto il territorio nazionale rendendo impossibile qualsiasi speranza di poter far sorgere centri completi per la lavorazione e trasformazione del prodotto finito appetibile sui mercati e soprattutto per quanto riguarda la fibra e i canapuli derivanti dalla lavorazione del fusto della pianta. Parliamo, ovviamente, di impianti con qualche speranza di sopravvivenza autonoma in grado di andare oltre il ciclo di vita garantito da sovvenzioni e sussidi.
 
Certo che se, invece, ci riferissimo a stabilimenti pagati dal pubblico (statale o europeo non cambia) che dopo due anni vengono chiusi, allora la musica cambia ma non è certo una melodia che ci possa piacere. Di cattedrali nel deserto lasciate marcire per tutta l’Italia, il Gabibbo ci ha fornito amplissima documentazione; senza contare, poi, che in questo caso sarebbero al più delle Parrocchiette nel deserto.
 
La Canapa potrebbe rispondere ad alcune esigenze del comparto agricolo ma a condizione che – realisticamente ed onestamente – si affronti la questione per quella che è, senza malcelati tentativi di arricchimento dovuti non alla lavorazione del prodotto ma alla mera realizzazione degli stabilimenti nei quali dovrebbe, forse un giorno, avvenire.
 
Da ciò consegue che, nell’attesa che il Parlamento vari Leggi – o adegui quelle esistenti – che consentano la coltivazione della Canapa in forma industriale, per un settore (il tessile) praticamente inesistente, si possa puntare sull’impiego dei semi, almeno, per scopi alimentari e cosmetici. Gli impianti per il trattamento dei semi, infatti, hanno già una discreta diffusione sul territorio nazionale e sono alla portata degli imprenditori.
 
Secondo il parere di tecnici sicuramente qualificati e dati alla mano, è vera insensatezza proporre di investire considerevoli scorte di danaro da destinare alla produzione, o ammodernamento, di impianti per la separazione della fibra dal canapulo. Fapi mette in guardia gli organi competenti dall’imbarcarsi in avventure che, domani, sicuramente porterebbero all’ennesimo fallimento con sperpero di ingenti somme di danaro.
 
Dobbiamo lavorare tutti per costruire un trampolino di lancio ed evitare, invece, di scavare la fossa alla Canapa la quale dopo sessant’anni di ostracismo interessato da parte dei produttori di fibre sintetiche, non merita certo la pessima nomea che potrebbe scaturire da avventuristiche esperienze dettate, quando va bene, dalla volontà auto-celebrativa di coloro i quali, innamorati della Canapa, fingono di non vederne gli aspetti difficoltosi della sua coltivazione.
 
Certo che si può andare sulla Luna ma non leggendo i romanzi di Jules Verne. Qualificatissime agenzie, una tra tutte la Coldiretti recentemente a Cernobbio, diffondono dati che, qualora fossero veri, certo non supporterebbero le conclusioni a cui, a forza, si vuole giungere.
 
Dati, tra l’altro, assolutamente privi di quei ragionamenti di natura tecnico-scientifica necessaria per passare dal sogno alla realtà. Dati sciorinati a supporto di tesi che necessiterebbero di analisi serie e qualificate. Non si contestano i numeri ma il fatto che essi rappresentino un boom.
 
Come associazione di categoria, come soggetto attento all’ambiente ma, prima ancora, come contribuenti di quel danaro che si chiede venga speso, lanciamo un allarme con valore di diffida: attenti a non sprecare gli ultimi spiccioli e soprattutto gli ultimi scampoli di tempo e fiducia degli agricoltori.
 
Moralmente non è mai stato accettabile lo spreco di danari pubblici ma oggi non ce lo possiamo nemmeno più permettere.
 

 
Di Admin (del 20/11/2014 @ 18:35:46, in News, linkato 848 volte)

Ovviamente, dal punta vista umano queste cose gridano vendetta ma la richiesta di cancellazione della condanna è stata avvallata anche dal Procuratore Generale in quanto: "... Non essendo stati contestati gli omicidi, non si può legare il disastro ambientale è  alle vittime - aveva spiegato il pg -, il disastro è prescritto per la chiusura degli stabilimenti nell’86 e pertanto la condanna va annullata".
 Questo quanto affermato dal Pg Iacoviello e resta la domanda: perché Guariniello, non aveva legato la morte agli eventi contestati e che son valsi la condanna in primo grado a diciotto anni e novanta milioni di risarcimento?
Ad ogni modo, un'altra pessima figura della magistratura italiana. Tutti grideranno contro la sentenza di cancellazione della condanna - ed è comprensibile - però i processi vanno istruiti per bene, non solo per ottenere la condanna in primo grado, magari sull'onda di spinte emotive, poi cancellate in Cassazione, soprattutto oggi che hanno abolito il Senato elettivo e pure alla Camera non è facilissimo l'accesso per il magistrato inconcludente.

 
Di Admin (del 26/10/2014 @ 09:55:31, in News, linkato 1176 volte)

 

Cena a base di prodotti di Canapa. 100% Vegan. presso Pako's, in via Piave, 33 - Senigallia

 
 
 
Di Admin (del 26/10/2014 @ 07:16:49, in News, linkato 2707 volte)

 

 

 
Di Admin (del 25/09/2014 @ 23:14:29, in News, linkato 1381 volte)

"Là, dove batte il Sole" è un documentario sulla conversione dei terreni agricoli per la produzione di energia.

Attraverso il ritratto di un agricoltore, ci si interroga sul futuro delle terre e sulla trasmissione dei saperi.
 

 
Di Admin (del 11/09/2014 @ 22:51:43, in News, linkato 2231 volte)

 

 

La mamma Orso che ha tanto fatto parlare i media e ha smosso le coscienze di molti, è morta durante il tentativo di cattura, pare, per dose eccessiva di narcotizzante.

La notizia è stata data così, in maniera maldestramente asettica: un incidente di percorso. Come se si fosse trattato di un evento imprevedibile ma da mettere in conto. 

Ci sia consentito affermare tutto il nostro disaccordo. Un disaccordo che parte dal fatto che non si capisce proprio perché dovesse essere catturata e, soprattutto, perché la non necessaria cattura sia stata affidata a degli inetti. 

Se vogliamo credere alla involontarietà del gesto, dobbiamo arguire che chi è stato chiamato ad eseguire l’operazione non sia in grado di calcolare la dose di anestetico necessaria. Non è un fatto di poco conto.

Anzi, si tratta di una manchevolezza che dovrebbe portare alla messa in stato di accusa del responsabile, oltre che all’immediata sospensione da ogni incarico nell’attesa di accertare cosa sia realmente accaduto, e perché?

Non abbiamo notizia di esame autoptico sui resti della povera Daniza ma chiediamo a gran voce che venga fatta chiarezza. 

Col programma Life Ursus, la provincia di Trento ha ricevuto molti danari per immettere degli Orsi in un ambiente ostile. 

Se si erano estinti, in quella zona, un motivo ci sarà pur stato, no? 

Bene, per ricevere tutti quei danari, sicuramente avranno scritto nel progetto che avrebbero ri-create le pre-condizioni minime necessarie la buon funzionamento del progetto.

Tra queste operazioni le più importanti sarebbero dovute essere:  la segnaletica di istruzione per gli umani e la preparazione dei tecnici veterinari chiamati ad occuparsi degli Orsi.

Risultato? Un allegro cercatore di funghi se n’è andato, bel bello, a farsi ferire da una mamma con cuccioli, e i veterinari hanno fatto secco l’orso con una over dose di tranquillanti. 

Si poteva immaginare un fallimento più clamoroso? Evidentemente, no. 

Inutile dire quanto non vorremmo essere accomunati a chi – evidentemente bisognoso della dose di tranquillanti eccedente per Daniza – si esprime augurando terribili, divine punizioni per lo sprovveduto cercatore di funghi o per chi – sempre pensando alla buona fede – non ha saputo fare il lavoro per cui era stato istruito. 

Certo si comprende, però, lo stato d’animo di chi, allarmato dai proclami delle scorse settimane non crede alla casualità dell’evento e denuncia l’uccisione di Daniza come atto deliberato. Per questo, ribadiamo, è assolutamente necessario che venga eseguita l’autopsia. Occorre capire se, per debolezza sua, Daniza non ha sopportata la dose iniettata – e sarebbe un incidente – o se è stata la dose fuori misura e saremmo di fronte alla responsabilità grave con l’aggravante del dolo eventuale. Sarebbe, anzi, da dimostrare che non ci sia stato l’ordine di uccidere l’Orso mascherando un incidente, visto che un suicidio sarebbe stato poco credibile. 

La notizia della morte di Daniza è molto triste ma, ahinoi, non è la sola. Resta sempre l’incognita – ma è una certezza – che i suoi cuccioli non possano farcela da soli e allora si tratterà di vera e propria strage.

Anche su questo non abbiamo notizie su quali siano le intenzioni delle autorità, per tentare di salvare almeno i cuccioli. Catturarli per tentare di salvarli sarebbe una buona opzione, però, questa volta, attenti ai metodi utilizzati. La prima volta non siete stati granché bravi. 

Per finire, siccome occorre sempre pensare al futuro, che fine farà il progetto Life Ursus? E l’Europa come si comporterà di fronte a progetti analoghi? Lo scopriremo solo vivendo, cantava Lucio Battisti, Daniza, invece non lo saprà mai.

 

Massimo Guido Conte

 

 

 
Di Admin (del 23/07/2014 @ 22:32:50, in News, linkato 2057 volte)

 

I GRE delle Marche sono la sezione marchigiana dei Gruppi di Ricerca Ecologica, un’associazione ambientalista nazionale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente. Formazione, valorizzazione dell’entroterra, difesa dell’ambiente e agricoltura sostenibile sono le principali aree di intervento. Alle quali si affianca la ricerca sulle produzioni agricole ecologiche e la sperimentazione con il centro di ricerca alimentare chiamato CEREALI, promosso da GRE e Fapi (Federazione Agricola Piccole Imprese) con la collaborazione di Copagri Marche. Abbiamo discusso con il presidente Massimo Guido Conte riguardo alle potenzialità della canapa nel recupero del territorio, nell’agricoltura sostenibile e nella definizione di nuovi modelli per lo sviluppo territoriale ed economico.
 
Come vedete l’universo canapa industriale in Italia?
 
Alcuni consorzi italiani sembrano costellazioni che ruotano attorno a un unico astro per tutte le fasi del processo, mentre all’opposto ci sono tentativi di autoaffermazione locali, di solito regionali, che delimitano territori ma non fanno sufficiente volume. Questa non è filiera corta ma piccoli circuiti chiusi di trasformazione. Il risultato sono modeste quantità di olio, pasta o prodotti da forno e in genere il coltivatore non ha un ritorno che lo incentivi a proseguire. In Puglia sembra invece che abbiano preso una strada giusta e il settore è in rapida crescita. Nello scenario della canapa italiana il nostro punto di vista è diverso da quello degli operatori economici e delle loro associazioni: ci sono stati momenti di dialogo ma le occasioni di apertura verso nuove proposte sono mancate.
 
Quali sono le vostre proposte?


Dobbiamo smettere di temere l’eccesso di offerta e capire che nuovi appezzamenti a canapa portano a un mercato più grande. I GRE delle Marche propongono una riduzione delle coltivazioni intensive per fermare lo sfruttamento del territorio e distribuire i profitti fuori da cerchie monopoliste. Coltivatori e operatori del settore devono capire che la concorrenza porta credibilità. Nelle Marche abbiamo circa 13 ettari produttivi ma ho un’offerta di 300 ettari in un’altra regione per un progetto di recupero territoriale fondato sulla reintroduzione della canapa. Vogliamo realizzare un borgo dove si produce e si trasforma la materia prima, si sviluppano conoscenze e si promuovono prodotti realizzati con la canapa, soprattutto in campo alimentare, ma anche carte, corde, stoviglie e tutto quello che tradizione e innovazione possono costruire insieme.
 
Come potrebbe crescere l’industria della canapa alimentare in Italia?
 
I derivati della canapa tendono a essere considerati più come medicine che come alimenti. Questo è sbagliato e ha già causato problemi con le autorità e sequestri di prodotto. I bassi rendimenti possono giustificare prezzi elevati ma dobbiamo far uscire la canapa dalla nicchia dei consumatori molto esigenti per diventare una delle basi per gli alimenti di largo consumo. Opportunità interessante per i produttori locali prima che la grande industria ne comprenda le potenzialità. Infine, lo studio di nuove ricette con olio e farina di canapa può offrire nuovi orizzonti gastronomici a chi non può assumere amido o glutine, come avevo già sperimentato con gli gnocchi di topinambur e canapa.
 
La canapa può creare turismo?


 Certo. Soprattutto un turismo attento all’alimentazione. Il territorio di Jesi può catturare turismo dalla riviera e offrire esperienze gastronomiche uniche come centro di una sperimentazione culinaria sulla canapa. Vogliamo ad esempio creare di un marchio di qualità per alcuni prodotti alimentari che contengono canapa coltivata nelle Marche. La nostra attività di formazione, le conferenze, le attività con scuole, università e centri di ricerca entra  perfettamente in questa visione di un territorio da valorizzare integrando e non separando le risorse e gli attori. La nostra collaborazione con Fapi è un buon esempio di collaborazione fra operatori con diversi ruoli e spero prosegua coinvolgendo chi crede davvero nello sviluppo diffuso e sostenibile.
 
 

Stefano Mariani 
da Canapa Industriale  

 
Di Admin (del 22/06/2014 @ 08:34:44, in News, linkato 3914 volte)
Anche I Gre delle Marche vedono come fulcro delle loro attività la promozione di un tipo di agricoltura sì produttiva, ma soprattutto multifunzionale, sostenibile, rispettosa dell’ambiente e attenta alle esigenze dell’uomo e delle comunità nel tempo. Si è profondamente consapevoli del fatto che la degradazione del valore delle risorse naturali oggi, avrà dirette implicazioni sulla produttività agricola di domani. Biodiversità, conservazione del suolo e dell’acqua, dipendono da un’agricoltura sostenibile. I vantaggi di questo metodo di produzione rispetto a quello convenzionale sono facilmente riconoscibili (in particolare: conservazione della fertilità dei suoli e della biodiversità, riduzione di inquinamento da agro-farmaci, migliore rapporto con le risorse idriche, salute). La Canapa, come a molti noto, è una risorsa rinnovabile eco-compatibile. La sua notevole adattabilità, la diversificazione della destinazione produttiva e gli interessanti sbocchi commerciali in settori innovativi rispetto ai tradizionali ambiti tessile e cartario, oltre alla possibilità di praticarne la coltivazione con tecniche a basso impatto ambientale, accrescono l'interesse per questa pianta, che può rappresentare una valida alternativa alle tradizionali colture alimentari di cui la politica dell'Ue sta tentando di disincentivare la produzione a vantaggio di quelle in grado di fornire materie prime per le industrie di trasformazione, di cui risulta deficitaria (Gatto, Laureti). La Canapa è una pianta decisamente versatile: può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno il quale ne risulta tutt’altro che impoverito ed è capace, con le sue radici profonde e sottilmente ramificate, di “ammorbidire” la struttura di quei terreni induriti da uno sfruttamento eccessivo. In tre mesi dalla semina è pronta per il raccolto. Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto i semi, rimane la parte legnosa, o “canapulo”, che costituisce non un semplice sottoprodotto, ma un'altra importante materia prima. La coltivazione di Cannabis sativa L. ha registrato negli ultimi anni un notevole incremento a livello comunitario. Nelle Marche si parla di un prodotto per secoli presente nel settore agricolo e del quale, dalla seconda metà del Novecento, si erano perse le tracce a causa della prepotente comparsa sul mercato di prodotti derivanti dal petrolio che, e non da oggi, abbiamo scoperto essere uno dei principali motivi di degrado del Pianeta sia sotto il profilo prettamente ecologico, sia sotto l’aspetto sociologico ed antropologico. Tuttavia la strada è ancora in salita. Uno dei principali problemi della reintroduzione di questi prodotti all’interno del mercato contemporaneo è la ricreazione della filiera di lavorazione del prodotto tessile e legnoso che richiede investimenti estremamente ingenti, una sostanziale modifica delle abitudini produttive e dei macchinari per la sua lavorazione e, non per ultimo, la necessità di sradicare un persistente pregiudizio generale. Uno dei principali obiettivi dei Gre delle Marche è proprio quello di riuscire a ricostruire la filiera per intero partendo dal gradino principale: l’informazione e la divulgazione di informazioni chiare e corrette, passando per la ricerca a livello ecologico/produttivo e la sperimentazione in campo alimentare. Si sta lavorando nella tessitura di una rete di piccoli agricoltori e con il Centro di ricerca alimentare “CEREALI” si sta valutando l’impiego di questa pianta “multitasking” in tutte le sue sfaccettature. Lavori e prodotti di varia natura sono stati presentati al pubblico della provincia Anconetana in molteplici occasioni: Morro d’Alba, Ostra Vetere, Fermo e prossimamente anche a Jesi e in molte altre città marchigiane. Curiosità: il seme e l'olio di canapa Si insegna che Buddha mangiò solamente un seme di canapa per tre anni durante il suo periodo di ascetismo. La canapa esiste dal doppio del tempo rispetto alla soia, la dura corteccia esterna del seme non solo protegge la sua abbondanza di principi nutritivi, ma ha reso anche difficile il suo uso come cibo. Il seme di canapa è molto più nutriente di quello di soia in quasi tutti gli aspetti ed altrettanto versatile. Il cibo a base di canapa è in genere ricavato dal seme. E´ impossibile per questo seme contenere alcun THC, il componente psicoattivo della marijuana, che viene prodotto dalla cima fiorita della pianta femmina. I cibi di canapa sono ricchi in TLC, e non THC. Esistono persino ceppi di canapa con basso quantitativo di THC certificato, in Europa, per la produzione di fibra. Recenti ricerche scientifiche hanno dichiarato l´olio di canapa "L´olio naturale maggiormente bilanciato" per il suo alto contenuto ed il rapporto ottimale 1:3 dei due acidi grassi essenziali Omega-3 Linolenico (LNA) ed Omega-6 Linoleico (LA). Il suo profilo insolitamente ben bilanciato significa che si potrebbe usarlo tutta la vita senza mai soffrire da mancanza di Acidi Grassi Essenziali. E contiene anche l´Omega-6 Gamma Lonolenico (GLA) che lo rende unico tra gli oli commestibili (nessun altro olio da semi comuni contiene il GLA). di Eleonora Giuliodori
 
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"L'utopia¨e' come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi.
Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi.
L'orizzonte e' irraggiungibile.
E allora, a cosa serve l'utopia?
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(Eduardo Galeano)

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 Praticamente la Canapa è entrata nella mia dieta; specialmente le farine con cui preparo pane, pasta, dolci
 Praticamente la Canapa è entrata nella mia dieta; specialmente i semi di Canapa decorticati
 

Link

il Borgo della Canapa: Agricoltori Artigiani e commercianti di prodotti di Canapa.

http://www.lacittadellacanapa.org/ Artic Dreams cerca uomini per un viaggio pericoloso.

Gruppi di Ricerca Ecologica. Il sito dell'Associazione nazionale.

href="http://www.geologitalia.com/"target="_blank">GeologItalia è una libera iniziativa editoriale nata dall'idea di alcuni professionisti italiani. http://www.lacittadellacanapa.org/

 

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